Cronache istriane, capitolo due

15.02.2018 11:50 di Dimitri Conti  articolo letto 9 volte
Cronache istriane, capitolo due

 L'Istra 1961 è ancora in lotta per evitare di fallire. Dopo un esodo collettivo, però, per il club di Pula, sono arrivate anche tante facce nuove. Tra solidarietà e salti mortali.

Quando vi abbiamo raccontato la tremebonda situazione nella quale versava l'Istra 1961, con appena quattro giocatori rimasti in rosa, la speranza era anche quella di far seguire un pezzo come quello che state per leggere. Se infatti da una parte è vero che non sono ancora arrivate notizie di compratori sul punto di rilevare la società, e che allo stesso tempo i debiti pregressi siano ancora lì dove li avevamo lasciati, dall'altra lo è anche il fatto che, almeno dal punto di vista della rosa e dei giocatori, sia in corso un tentativo di salvataggio comparabile ad una rifondazione tecnica.

Dei quattro giocatori che si ritenevano rimasti, in realtà poi se n'è andato anche un altro: il terzino Hadžić è passato ai bosniaci dello Željezničar poche ore dopo la pubblicazione del precedente articolo. A parte i funesti conteggi, il tecnico Raić-Sudar, chiedendo anche maggiori garanzie economiche, spiegava che il problema non risiedesse nei tanti addii, ma quanto più sui costi minimi sostenibili che la società non poteva permettersi. Non avendo ad oggi a disposizione bilanci e conteggi chiari che possano aiutarci, è più lecito attenersi all'aspetto tecnico, quello del calcio giocato e del pallone che rotola. E si può dire che effettivamente l'allenatore abbia poi viste realizzate le sue parole, con numerosi arrivi nella rosa dell'Istra. La prima situazione che balza all'occhio è quella della notevole generosità mostrata dalle altre squadre della massima categoria, le quali hanno contribuito ad arricchire la svuotata rosa gialloverde.

In particolare è arrivato un bell'aiuto dalle parti di Zagabria. Non direttamente dalla casa madre Dinamo, ma dalla Lokomotiva. Il secondo club della capitale ha girato in prestito in Istria due giovani prospetti che non stavano trovando grande spazio: il 20enne mediano Kristijan Jakić e la punta Ivan Antunović, classe '95. Una sorta di do ut des, connotato però con tratti positivi: giocando con maggiore regolarità, vista anche la situazione piuttosto disperata della rosa polese, il loro valore di mercato non decresce. Anche il giovane Manolo Bilić arriva dalla capitale, ma dal Dragovoljac, squadra di seconda divisione. Colpisce anche che siano arrivati giocatori da squadre che concorrono con l'Istra alla lotta per la salvezza, si legga alle voci Cibalia e Rudeš. Dai primi è arrivato il centrale difensivo Ivan Zgrablić (il soggetto più vicino nell'immagine di copertina, ndr), tornato nel club dopo cinque anni proprio al Cibalia; dai secondi è arrivato invece Colin Jacques, attaccante canadese di 23 anni che nel suo precedente club si è rivelato una specie di oggetto misterioso. Ad oggi entrambe le squadre sarebbero alle spalle dei giallo-verdi in classifica, anche se è vero che la causa istriana potrebbe essere complicata da penalizzazioni. In ogni caso sono arrivati soccorsi anche da altrove, persino dall'Italia.

Franjo Prce, classe '96, arriva ad esempio dalla Lazio, dopo qualche anno di infruttuoso girovagare nella Serie B italiana. Può essere un elemento utile alla difesa, così come l'esperto terzino Nikola Matas, girato in prestito dall'Osijek, club che aveva già contribuito già a settembre con l'approdo di un altro calciatore navigato come Vojnović, uno dei quattro - poi diventati tre - a rimanere sopra la barca. Un altro ritorno è stato quello dell'esterno Andrea Ottochian, nativo di Pula e di chiarissime origini italiane, il quale ha lasciato l'Inter Zaprešić per tornare a casa dopo cinque anni. Un altro cavallo di ritorno ha 40 anni, e veste questa maglia per la terza volta: è il portiere Vanja Iveša. Alcuni nomi, poi, sono stati pescati grazie a salti mortali carpiati in giro per il mondo: Josip Krznarić ad esempio, centrocampista che arriva dagli estoni del Levadia, o ancora Goran Roce, pescato in Grecia nello Xanthi. Ma il nome che più di tutti rappresenta questo sentimento è però quello di Andrej Kerić. Parliamo di un esperto attaccante classe '86 che ha fatto le sue fortune in Repubblica Ceca e soprattutto nello Slovan Liberec, dove è stato il primo straniero a vincere il titolo di capocannoniere del campionato ceco. Kerić, dopo essere passato anche per Lussemburgo e Slovacchia, era addirittura finito alle Maldive, nello United Victory. Non che ci fosse da lamentarsi del tenore di vita, ma s'immagini il livello della competizione. Ha scelto di rimettersi in gioco. Infine, per completare la rosa, è arrivata anche la prevista infarinata di giovani profili dalle piccole realtà locali vicine a Pula. Toni Burić, centrocampista del 2001, arriva anzi da un club minore della stessa città: l'Uljanik. Ha fatto invece qualche chilometro in più il terzino sinistro 21enne Oliver Sumić, prelevato dallo Jadran, squadra della vicina Poreč (Parenzo in italiano, ndr). In tutto questo, poi, ripartiva il campionato: al riavvio la sfida tutta tra territori ex italiani contro il Rijeka.

Come immaginabile, nonostante anche i campioni uscenti arrivassero anch'essi da una sessione di trasferimenti che ha visto stravolta la rosa, non c'è stata partita. E alla lettura delle formazioni ufficiali, anche un sospiro di sollievo: La Voce del Popolo stava un po' esagerando quando diceva che erano rimasti solamente quattro giocatori in rosa, date le presenze sul terreno di gioco del terzino Prelčec e dei due centrocampisti Halilović e Maksimović. La squadra giallo-verde però presentava ovviamente tanti nuovi acquisti nell'undici di partenza: si veda la coppia di centrali formata da Zgrablić e Prce, o il duo della Lokomotiva con Jakić a centrocampo e Antunović davanti. Quest'ultimo aveva anche illuso i suoi tifosi, con una conclusione dalla lunga distanza dopo pochi minuti che aveva impegnato Sluga. Resterà l'unica occasione vera e propria della sua squadra, sommersa poi dalle quattro reti avversarie. D'altronde, con alle spalle una rivoluzione del genere, era difficile attendersi qualcosa di diverso.