Il dominio quasi perfetto della Stella

04.05.2018 09:50 di Dimitri Conti  articolo letto 29 volte
Il dominio quasi perfetto della Stella

 Si conferma la tendenza a fare un anno per uno: la Crvena Zvezda, per noi italiani Stella Rossa, è di nuovo campione di Serbia dopo aver spodestato dal trono il Partizan.

Nell'immaginario collettivo calcistico, di squadre iconiche quanto la Crvena Zvezda ce ne sono poche. La sensazione trasmessa dal sentir chiamata «Stella Rossa» una formazione serba, almeno personalmente, è sempre stata particolare. In patria storicamente, ma già dai periodi jugoslavi, è una squadra dominante. E il campionato vinto nel fine settimana appena archiviato è sì motivo di festa, ma forse più per il dispiacere inflitto ai nemici del Partizan, ai quali è stato sottratto di mano lo scettro. Le due si passano continuamente la palla: l'ultimo successo di un'altra è ormai di vent'anni fa, e sarà oggetto di attenzioni specifiche prossimamente. Il cammino della Crvena Zvezda verso la vittoria del campionato è stato un percorso pressoché perfetto, con pochissime macchie ed anzi il ritrovamento di una dimensione internazionale che al club mancava da ormai troppo tempo. Non scordiamoci che la Stella vinse la Coppa dei Campioni nel '91, anche se da lì a poco sarebbe entrata in una spirale negativa dalla quale era difficile uscirne con la testa fuori. Sì, c'entra la guerra. C'è di più, tra i temi degni d'attenzione: tre grandi protagonisti della cavalcata vissuta in questa stagione dai biancorossi di Belgrado sono legati da un filo comune con la nostra Serie A.

DUE PICCOLI NEI

Come si intuisce dal titolo qualche piccola imperfezione c'è stata. Possono sembrare precisazioni da perfezionisti, ma probabilmente non lo sono. Sono due i nei: piuttosto piccoli ma ci sono. Uno è praticamente invisibile, e risale al primo di ottobre dello scorso anno solare, il 2017. La Crvena Zvezda va a Kruševac e perde 1-0 in casa del Napredak, subendo il primo e fin qui ultimo insuccesso della sua SuperLiga. Un ko beffardo, arrivato ad opera del centrocampista Mitrović al sesto minuto di recupero, del quale però non approfittò più di tanto un Partizan fermato 0-0 in casa dal ćukarički. E quel Vojvodina al tempo a -3 sarebbe presto entrato in una brutta crisi di risultati che ne ha messo addirittura a rischio la partecipazione alla fase finale per il play-off, con la triste e scampata ipotesi di dover giocare per il play-out. Anche sul fronte Derby Eterno il verdetto parla chiaro: su tre partite la Crvena Zvezda è uscita imbattuta in tutte. Due pareggi, entrambi nella stagione regolare, e l'importantissima vittoria per 2-1 nel play-off, che ha di fatto spianato la strada verso il ritorno sul tetto di Serbia. E allora, dove sta il cruccio? Nella Kup Srbije. Inutile girarci intorno: il rendimento della Stella in coppa è stato deludente. Dopo aver superato agilmente i primi due turni, la Crvena Zvezda è stata eliminata ai calci di rigore dal Mačva Šabac, modesta formazione di medio-bassa classifica. La squadra biancorossa non è riuscita a farle neanche un gol nell'occasione, e dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari è uscita dal dischetto. Mollare così presto nella seconda competizione nazionale è probabilmente il vero grande rammarico di mister Milojević e i suoi.

BENTORNATI IN EUROPA

La rincorsa al posto nella fase a gironi di Europa League è stata lunghissima e già di per sé con notevoli tratti di epica. Iniziata prestissimo: già il 29 giugno la Crvena Zvezda calcava il prato del Mitić e batteva con un rotondo 3-0 i maltesi del Floriana, eliminati senza troppi affanni nel primo turno. Al round successivo stessa sorte, anche se con qualche fatica in più, riservata ai kazaki dell'Irtyš. Il terzo e il quarto turno invece prevedevano due impegni decisamente più difficili, nei quali la Stella partiva da outsider totale. Contro lo Sparta Praha di Stramaccioni uno spettacolo assoluto: dopo l'inatteso 0-2 dei serbi in Repubblica Ceca la strada si è messa in discesa ed anche al ritorno è arrivato un successo, per 1-0. L'ultimo ostacolo all'accesso ai gironi erano i russi del Krasnodar, impegno arduo, specie dopo tale partenza. E invece, dopo aver perso 3-2 in Russia, i ragazzi di Milojević sono riusciti a ribaltare la situazione in casa, vincendo 2-1 e staccando il pass. Il sorteggio ha regalato un gruppo difficilissimo: il girone H era composto da Arsenal, Köln e BATE Borisov. La risposta è stata di quelle difficili da pronosticare, dato che non solo la Crvena Zvezda ha passato il turno alle spalle dell'Arsenal, con la quale peraltro ha pareggiato all'Emirates, ma lo ha fatto subendo solamente due gol in sei partite e permettendosi il lusso di battere il Köln sia in casa che in Germania. Dopo quest'ultima partita è arrivata anche una commossa dedica storica del tecnico, che spiega bene l'atteggiamento avuto dai serbi: «Dedichiamo la vittoria a quella Crvena Zvezda che nel 1989 non ha avuto la fortuna di poter superare il Köln». L'unica sconfitta nel gruppo è arrivata per mano dei Gunners, e della clamorosa rovesciata di Giroud quasi allo scadere. Alle eliminatorie sono spuntati di nuovo avversari russi, e stavolta si sono rivelati fatali. Un solo gol subito nei 180' contro il CSKA, quello di Dzagoev nella gara di ritorno, che però è bastato contro gli zero della compagine serba. Fuori dalla competizione con qualche rimpianto - ci torneremo qualche riga sotto - e la sensazione che forse, con un pizzico di coraggio in più, i moscoviti potessero essere eliminati. Ma allo stesso tempo quel senso d'orgoglio nell'aver disputato ad ottimi livelli la seconda competizione europea per club.

[Interludio] DA KRUŠEVAC A... KRUŠEVAC

Come detto, l'unica sconfitta della Crvena Zvezda fin qui in campionato è arrivata a Kruševac. Curiosamente, ma forse neanche troppo, il destino ha fatto sì che i giocatori della Stella festeggiassero la matematica conquista dello scudetto proprio allo Stadion Mladost, casa del Napredak. Nello scorso fine settimana, la festa biancorossa dopo lo 0-2 inflitto agli avversari. Perché nel calcio, come nella vita, i cicli esistono.

CATARSI

Sciogliamo subito il dubbio filosofico: per catarsi qui si intende capacità di sofferenza comune, non volendo abusare dei mille significati intrinsechi al termine. Chiarito ciò è possibile passare al centro del discorso: la capacità di unione tra i tifosi Delije (che in serbo possiamo tradurre come giovani coraggiosi) e la propria squadra. Soffrono e si liberano insieme. Un aspetto che ad un primo impatto potrebbe anche apparire come banale, ma che non lo è affatto quando si parla della Crvena Zvezda. Sottolineato spesso anche da mister Milojević, che prima della sfida decisiva nel girone di Europa League dichiarò: «All'ultima ci aspettiamo lo stadio pieno: vogliamo vincere contro il Köln», certo di avere una spinta in più dal pubblico. Una delle curve più calde di Serbia dall'alba dei tempi, la curva della Stella si è resa protagonista anche di episodi deprecabili, come i cori a favore del generale Mladić a poche ore di distanza dalla sentenza che lo condannava all'ergastolo, ma quando c'è da supportare la propria squadra hanno pochi eguali, e non solo tra i confini nazionali. Per spiegare questo rapporto intrinseco tifoseria-giocatori, può risultare utile il caso di Vujadin Savić. Tifoso sfegatato della Crvena Zvezda sin da piccolo, vi è tornato nella scorsa estate dopo un lungo peregrinare di 7 anni cominciato a Bordeaux in Francia e proseguito poi tra Germania, Inghilterra e persino Moldavia. Lo slanciato centrale, quando disponibile, ha giocato titolare ma ha dovuto fare i conti con numerosi problemi fisici che lo hanno costretto ai box per molte partite. Era fuori anche domenica scorsa, quando i suoi compagni  hanno vinto il campionato. Savić ha vissuto la partita nella curva dei suoi tifosi, e quindi era un po' come se fosse stato in campo. Secondo quel fenomeno con il quale abbiamo aperto il paragrafo. Non ci credete? Questo video di Alo.rs vi farà cambiare idea. Durante i festeggiamenti del post-partita si vede Savić incitare la curva Delije con un fumogeno in mano. Accanto a lui invece c'è il terzino Stojković intento a lanciare cori, dotato di apposito megafono.

STELLA ROSSA

Che in Italia si dica Stella Rossa è un concetto piuttosto superfluo nella narrazione, ma che molti giocatori in rosa conoscevano. Tutto questo per raccontare di una massiccia presenza di ex giocatori di Serie A all'interno della squadra campione di Serbia. Il più significativo ha lasciato la barca sul più bello: si tratta dell'attaccante ghanese Richmond Boakye. Dopo aver segnato 39 gol in 48 partite, che gli sono valsi il record di miglior marcatore straniero nella storia del club, la punta classe '93 è volata verso la Cina, accasandosi per 5,5 milioni di euro al Jiangsu Suning. Per lui uno stipendio faraonico da circa 4 milioni a stagione e una possibilità economica neanche lontanamente immaginabile in Serbia. «Amerò sempre la Crvena, non solo per i gol ma per il fatto che mi avete dato una meravigliosa opportunità di giocare a calcio», recita un passaggio del suo tweet di addio e ringraziamento allo stesso tempo. Senz'altro anche dal fronte societario sarà arrivato qualche grazie: per meglio spiegare il suo impatto basta dire che con le sue 15 reti segnate in campionato - in 14 presenze! - sarebbe attualmente ancora terzo nella classifica marcatori della SuperLiga. In quella graduatoria al primo posto c'è un'altra conoscenza, anche se molto di sfuggita, della Serie A: il centravanti Aleksandar Pešić, autore di un'avventura poco fortunata con l'Atalanta nella scorsa stagione. In patria si è invece ritrovato, andando a segno 25 volte in 34 apparizioni, uno score niente male. ć mancato, però, in Europa: solamente un gol realizzato tra qualificazioni, fase a gironi e sedicesimi. A pesare è perlopiù quello che poteva essere tale e invece non lo è stato: Pešić ha avuto un pallone invitante nel finale della sfida di ritorno con il CSKA che sarebbe potuto significare 1-1 e qualificazione agli ottavi, ma ha lisciato il pallone a due passi dalla porta. Un errore incisivo in una stagione più che buona a livello personale. Il vero trascinatore di questa squadra a livello mentale, oltre al capitano Mitchell Donald, è stato un esperto guerriero come Nenad Krstičić. Non a caso abbiamo scelto i due per l'immagine di copertina, che li ritrae nell'atto di esultare dopo uno dei due gol di Krstičić che hanno deciso sfida e campionato. Per l'ex centrocampista blucerchiato una stagione su altissimi livelli, i migliori dopo il brutto infortunio causatogli da Matuzalém in un derby di Genova. Poche reti, per quanto di un peso unico come nel caso delle due segnate a Kruševac, ma tanta voglia di lottare ed un'esperienza con pochi eguali utile nello sviluppare il gioco fatto di scambi rapidi e prolungati voluti dall'allenatore. Sarebbe però riduttivo, e non veritiero, limitare l'analisi agli ex italiani come decisivi: hanno avuto ruoli di primaria importanza anche giocatori come il terzino destro Stojković, in campo oltre che da lancia-cori, e il navigato centrale francese Le Tallec, passando come detto da capitan Donald ed anche dal brio giovanile, fatto di colpi ad effetto ma anche di discontinuità, di Radonjić, peraltro passato anche lui dai settori giovanili di Roma ed Empoli. In conclusione, tornando al discorso principale, questa della Crvena Zvezda è stata una stagione dominata da un gruppo le cui partite forse sono state giocate da più di undici effettivi. Tutti impegnati a riaccendere quella immortale stella rossa.