Il giorno più pazzo dell'anno

16.03.2018 15:40 di Dimitri Conti  articolo letto 28 volte
Il giorno più pazzo dell'anno

10 marzo 2018, il giorno più pazzo dell'anno nel calcio croato. I tifosi della Dinamo auspicano il giro a vuoto, quelli dell'Hajduk che sia solo il primo di una serie di miracoli.

INTRODUZIONE
Voci spagnole

Karlo Letica si sveglia la mattina e vede che Marca gli ha riservato la notizia principale della sua edizione quotidiana. Non ci è dato sapere se sia sorpreso o meno dalla notizia, ma ci sentiamo di puntare sulla prima. ć il 10 marzo, e il giovane portiere classe '97 non può proprio immaginarsi che quella non sarà neanche lontanamente la notizia più bella nella sua giornata. Ma per il momento si limita a sprizzare di gioia e a fibrillare ogni qualvolta pensi a cosa potrebbe significare per lui approdare nella galassia del Real Madrid. Ma il presente si chiama Hajduk Split. E chi vive e conosce quotidianamente il ragazzone di 2,02 metri ce lo descrive come uno serio. Uno di quelli con la testa sulle spalle ed i piedi per terra: parola del suo attuale vice direttore sportivo Saša Bjelanović. Per quanto centrato, non si può non pensare che i suoi pensieri in quella mattinata siano spesso transitati per il Bernabéu. Ma sono solo supposizioni. Nel pomeriggio ci sarebbe comunque stato da giocare, contro il disastrato Istra 1961, club che purtroppo abbiamo spesso incontrato a causa dei dissesti economici che sta vivendo. Ancora prima però stava per accadere qualcosa di difficilmente prevedibile. Non a Spalato, però. A Zagabria.

CAPITOLO UNO
La rivolta della filiale

Alle 15, al Maksimir, si giocava il derby di Zagabria, da alcuni ribattezzato come derby di famiglia. Tale denominazione deriva dalla mutazione genetica imposta alla Lokomotiva da parte del capo Mamić, leader della Dinamo ed anche del calcio croato per oltre una decade, che ha tramutato la seconda squadra della capitale in una sorta di filiale, dove poter mandare a maturare i migliori giovani dell'accademia e far crescere così anche il loro valore di mercato. Con questo processo si è così instaurato un rapporto privilegiato tra le due squadre capitoline, che si è riversato anche in campo: nei ventisette incontri avvenuti prima di quello di sabato scorso, ventisei volte aveva vinto la Dinamo con un solo pareggio. Tornando al discorso precedente, si nota che solo in questa stagione sono ben cinque i giocatori nella rosa della Lokomotiva che arrivano in prestito dalla Dinamo. Tra questi non c'è però il leader della rivolta andata in scena sabato: Lovro Majer (nella foto qui sopra). Cresciuto, ma anche scartato, nell'accademia della Dinamo, il talentuoso trequartista classe '98 si è trovato a brillare in succursale, ed anche quando si facevano insistenti le voci di un suo possibile nuovo arruolamento nella casa madre, non ha mai voluto aprire del tutto a questa possibilità. Proprio lui, per distacco il miglior giocatore in rosa, ha guidato con una doppietta il clamoroso ribaltone del Maksimir: al fischio finale la Dinamo è uscita sconfitta per 1-4 dai cugini, dopo quasi quindici anni di imbattibilità. Disastrose le conseguenze: Cvitanović, allenatore della prima squadra della capitale, ha rassegnato le dimissioni e lasciato la guida tecnica della squadra. Un terreno fertile per l'Hajduk, che si è trovato una chance da non sprecare per rosicchiare punti sulla capolista.

CAPITOLO DUE
Se serve il gol del portiere

Il tempo di apprendere la notizia, e l'Hajduk sarebbe dovuto scendere in campo. Di fronte l'Istra 1961. La squadra polese arrivava al Poljud da sfavoritissima della vigilia, ma non solo per la fragile situazione societaria. Anche se, si sa, la tensione a volte può giocare brutti scherzi. Gli uomini di Kopić però erano anche partiti bene, ed avevano trovato il vantaggio al quarto d'ora grazie al tap-in sotto porta dell'ungherese Gyurcsó. Gli spalatini da lì forse hanno un po' sottovalutato il livello della contesa, o forse hanno subito la solidità mentale dei polesi, che hanno trovato l'1-2 tra il finale di primo tempo e l'inizio di ripresa, grazie al tocco ravvicinato di Vojnović e alla superba volée del rumeno Matei. Letica si è dunque dovuto arrendere per ben due volte, pur senza alcuna colpa, nel giorno in cui Marca lo ha accostato al Real Madrid. A venti dalla fine il gol del pareggio di Said su calcio d'angolo, che sposta nuovamente gli equilibri interni alla partita. Anche se le emozioni vere sono tutte riservate agli ultimi minuti. Prima Bašić stampa una punizione mancina dal limite piena sull'incrocio. Al secondo di recupero anche l'incornata di Said è fermata dal legno. Sembra una maledizione, ed invece ecco spuntare l'inatteso lieto fine. ćuljak, terzino dell'Istra, concede una punizione laterale e viene espulso per doppio giallo. Sale anche Letica, per l'estremo tentativo: un pareggio, dopo l'inatteso ko della Dinamo, equivarrebbe ad una sconfitta. Il cross di Bašić non è dei migliori, tanto che il centrale Zgrablić riesce inizialmente ad allontanare in anticipo di testa. Ma la palla rimane lì, ed anche Letica torna coraggiosamente a prendere posizione in area di rigore. Il secondo traversone, questo di Kožulj, stavolta è perfetto e Letica impatta di testa e manda in rete. Esplode la gioia al Poljud, con la Dinamo che adesso dista solamente sei punti. Due vittorie di differenza, con ancora undici partite da disputare, non sono poche, ma è senza dubbio una speranza, un sogno che si riapre. Anche se la squadra spalatina ha mostrato delle preoccupanti lacune, specialmente in fase difensiva, e si è dovuta aggrappare ad un miracoloso gol del portiere. Ma sognare non è vietato. Per nessuno.