L'Istra 1961 è in ginocchio

19.01.2018 11:30 di Dimitri Conti  articolo letto 19 volte
L'Istra 1961 è in ginocchio

 La complicatissima situazione dell'Istra 1961: il club è sull'orlo del fallimento economico ed è in dubbio il proseguo nel campionato. Pensare che sarebbero salvi...

Pula, Pola in italiano, è un gioiellino d'Istria. La cittadina, cui è stata dedicata l'immagine della copertina, si affaccia sul Mar Adriatico con il suo porto ed ha come attrazione di punta il magnifico anfiteatro tirato su all'epoca di Augusto, il primo secolo d.C. La squadra della città è l'NK Istra 1961, denominazione assunta definitivamente nel 2007 dopo la retrocessione in 2.HNL. Il 1961 è l'anno in cui Istra e Pula si sono fondate. Nel 2009 la risalita in prima divisione, per non scendere più. Sembrerebbe una bella storia quella della squadra giallo-verde. Almeno fino alla scorsa estate.

Ovviamente una così netta linea temporale la si può tracciare solo per esigenze narrative. In realtà il problema nasce ben prima e, per voler essere più generalizzanti, è congenito al sistema calcistico croato. È risaputo che nessun club croato goda di particolare benessere economico, anche se in tal senso le migliori squadre del paese stanno muovendo passi da gigante. Non può essere una consolazione, ma la Croazia sta procedendo più spedita nella direzione del risanamento, o se possibile proprio della rimozione, di certe dinamiche in confronto alla Serbia. Ma ancora la risoluzione è ben lontana da un livello accettabile. Tenuto conto di questo, possiamo comunque ridurre il tutto alla scorsa estate.

Ufficialmente è a partire da quel momento che l'Istra 1961 smette di pagare gli stipendi ai propri calciatori. La stagione precedente è arrivato un bel sesto posto e l'ambiente approccia quella successiva con la speranza comunque di riuscire a colmare il deficit economico. Nonostante le difficoltà si registra una campagna densa di acquisti, quasi tutti a costo zero. Compresi i due portoghesi Escoval e Ferreira, che arrivano dalla seconda squadra del Benfica come contropartita tecnica per il terzino Miloš. Quest'ultimo rappresenta la cessione più remunerativa della sessione: circa mezzo milione che entra nelle casse del club. Una bella cifra, non sufficiente però a colmare un buco che si allarga sempre di più.

Con l'avanzare delle settimane e dei mesi al calcio giocato, a Pula, si comincia a pensarci sempre di meno. Inevitabilmente cominciano a prendere invece più piede le vicende extra-campo. A metà dicembre si arriva alla maxi-sosta con un discreto 1-1 casalingo contro l'Osijek, terzo in classifica. Incredibilmente la squadra sarebbe anche salva se il campionato si fosse concluso al termine dell'anno solare. I giocatori sono riusciti a trovare nel campo una bolla nella quale distaccarsi dai problemi quotidiani, ottenendo risultati di fatto insperati. E che rischiano soprattutto di rivelarsi comunque inutili.

Sì perché intanto alle porte della società hanno bussato diversi ex giocatori, i quali reclamano gli stipendi arretrati e procedono contro la società, utilizzando quell'azione legale, purtroppo ben conosciuta anche in Italia, chiamata messa in mora. La situazione comincia a farsi disperata e quasi tutti abbandonano la barca. Ha il via una lunga serie di rescissioni e partenze, anche difficili da tracciare in quanto il sito ufficiale dell'Istra non è aggiornato. Altro sintomo dell'abbandono. Qualcuno lo si trova nelle ufficialità degli acquisti sancite dai loro nuovi club di appartenenza. Secondo La Voce del Popolo, quotidiano in lingua italiana fondato e stampato nella vicina Fiume (Rijeka), di quelli che erano i componenti della prima squadra ad inizio stagione oggi ne sarebbero rimasti solamente quattro: il portiere Coric, i terzini Culjak e Hadžic e l'esperto mediano Vojnovic. Quest'ultimo peraltro in prestito dall'Osijek.

Arriva anche la sentenza del tribunale arbitrale a dare una scossa della quale l'Istra non necessitava: in caso di mancato pagamento degli stipendi arretrati richiesti alla data di riavvio del campionato, ossia il 9 febbraio, sarà applicato un punto di penalizzazione alla squadra polese. E sarebbe solamente l'inizio. Ma ad essere in dubbio è proprio la presenza dello stesso Istra ai nastri di (ri)partenza, tanto che la squadra non sta svolgendo il ritiro di preparazione alla stagione primaverile, come invece tutte le altre. Darko Raic-Sudar, l'allenatore, ha parlato con grande franchezza del futuro: «C'è da capire se saremo in grado di prendere parte al campionato o meno alla ripresa, mi sembra inutile fare il ritiro. Anche se facessi l'appello sarebbero in pochissimi a rispondere». Un problema, quello della scarsità di giocatori, non percepito neanche come primario dal tecnico, il quale spiega: «Ci sarebbero tantissimi giovani in Istria che verrebbero a giocare per noi e lo farebbero gratis. Ma resterebbero altri costi da sostenere, come quelli per le trasferte o le tasse».

In questo desolante scenario, in realtà potrebbe esserci addirittura spazio per un lieto fine. Che, questo per correttezza va anticipato, ad ora non è però nell'aria. L'unico modo per salvare l'Istra 1961 è che il CEO americano Michael Glover, l'uomo alla base di tutto questo disastro, riesca a cedere in tempo la società. Lo stesso che ha pensato che una mossa ideale in una situazione del genere fosse quella di accogliere in rosa suo figlio Macario Darwin. Il direttore operativo Darko Podnar dunque è stato incaricato di trovare un acquirente ma pare che il club non faccia gola proprio a nessuno. Sorpresi?