La scommessa Niko Kovač

19.04.2018 09:55 di Dimitri Conti   Vedi letture
La scommessa Niko Kovač

 Tracciare un profilo di Niko Kovač, specie dal punto di vista dei suoi connazionali, non è facile come sembra. Qualche spunto sparso sul prossimo allenatore del Bayern.

Il Bayern, nella figura del suo ds Salihamidžić, ha sciolto le riserve sul nome dell'allenatore che guiderà i bavaresi nella prossima stagione: il croato Niko Kovač, attualmente al timone di un altro club di Bundes, l'Eintracht Frankfurt. In attesa di capire se quello ad Heynckes possa essere un altro addio da iper-vincente come avvenne quando cedette la squadra a Guardiola dopo il triplete rimane da approfondire la figura dell'allenatore che verrà. Ad alcuni parso una scommessa. Nato a Berlino Ovest agli albori dei '70 da famiglia croata che viveva in Bosnia, ha sempre avuto centrale la Germania nella sua carriera. Dal 1989 al 2006, quando passò al RB Salzburg per gli ultimi tre anni da calciatore, ha giocato nel campionato tedesco: l'essere nato teutonico lo ha allontanato automaticamente dalla sua Croazia sin dagli albori. Ma una volta appese le scarpette al chiodo tutto è cambiato, e probabilmente se Kovač è riuscito ad arrivare dov'è oggi, ma soprattutto dove sarà da giugno, è anche perché deve ringraziare un paio di connazionali capitati sulla sua strada.

GRAZIE, DAVOR

Un elemento portante nella narrazione è però il fratello Robert. Tre anni più giovane, passato anche in Italia nella Juventus, giocava qualche metro più dietro rispetto al fratello, nella linea difensiva, ed anche da allenatore si mantiene più defilato: è il vice di Niko. La carriera da allenatori di entrambi comincia nello stesso momento. Qui interviene uno dei personaggi cui facevamo riferimento prima: trattasi di una leggenda del calcio a scacchi quale Davor Šuker. Eletto dalla sua federazione come miglior calciatore della Croazia da quando essa è divenuta stato indipendente, ha finito presto con il diventare presidente di quella stessa federazione, la HNS. La lunga militanza dei due fratelli Kovač in nazionale ha creato i rapporti umani ideali per l'assegnazione del posto, come rampa di lancio iniziale, della Croazia U21. Un'avventura che durerà soltanto sei partite, ma non per demeriti. Tutt'altro: dopo un cammino di cinque vittorie consecutive a seguito della sconfitta iniziale maturata nell'amichevole contro l'Olanda, arriva la grande occasione. Igor Štimac, ct della selezione maggiore, rassegna le dimissioni. Šuker non ha molti dubbi ed assegna la panchina a Niko Kovač, con il fratello Robert anch'egli promosso a vice.

CRITICITÁ

Con l'aumento delle responsabilità, cresce naturalmente anche l'esposizione a problemi di vario genere. In primis c'è il forte sospetto radicato in gran parte dell'opinione pubblica croata che il meccanismo sia stato messo in moto dal solito Zdravko Mamić, da sempre accusato di essere padre-padrone sia della Dinamo che della federazione, la cui influenza non può essere spiegata se non di rimando ad un pezzo monografico attualmente in lavorazione. In soldoni una delle accuse che gli sono mosse, quella che ci interessa qui, è di aver influenzato le convocazioni dei vari ct susseguitisi, nell'ottica di far chiamare più giocatori possibili della sua Dinamo cosicché il loro valore di mercato potesse crescere. Per fare un esempio concreto e comprensibile, prendiamo la spedizione croata per i Mondiali brasiliani del 2014. Nella rosa scelta dal ct Kovač, al suo primo grandissimo appuntamento su una panchina, di giocatori provenienti dal campionato croato ce n'erano solamente tre. E tutti e tre della Dinamo: il terzo portiere Zelenika, il trequartista croato-brasiliano Sammir oggi svincolato dopo un periodo trascorso in Cina ma soprattutto il talentuoso centrocampista Marcelo Brozović, futuro giocatore dell'Inter. E in due l'anno seguente saranno invece arruolati nella Dinamo: Schildenfeld e Vukojević. Se chiedete ad un tifoso dell'Hajduk o del Rijeka non gli riserverà parole dolci. Ma è un destino toccato anche ai suoi predecessori e successori. Magari non a tutti sono successi anche gli spiacevoli incidenti avvenuti contro l'Italia, generati proprio dalle contestazioni di fazioni avverse allo strapotere Dinamo.

ALEMANIKO

In terra tedesca però il calcio di Kovač ha trovato terreno fertile. Dopo essere stato sollevato dall'incarico nel settembre 2015, il tecnico croato ha ricaricato le batterie per qualche mese, prima di accettare la proposta dell'Eintracht Frankfurt. La squadra è sedicesima e rischia di rimanere invischiata nella bagarre salvezza. Quando accetta l'incarico la squadra occupa l'ultimo posto disponibile per non retrocedere direttamente, ma disputare almeno il playout contro la terza classificata in Zweite Bundesliga. La stessa posizione che occuperà a fine campionato: nella sfida per vivere o morire la squadra di Kovač riesce ad avere la meglio, non senza una certa fatica, sul Nürnberg. Tanto basta per una riconferma anche per la stagione seguente, nella quale la squadra si salva tranquillamente, concludendo il campionato all'undicesimo posto. Ma a far parlare del gruppo di Kovač sono le prestazioni in coppa, dato che l'Eintracht ha guadagnato la finale, poi però persa, contro il Borussia Dortmund. La Germania comincia ad accorgersi davvero del Kovač allenatore, e le fantastiche prestazioni della squadra nella stagione corrente, che la vedono coinvolta nella lotta per le posizioni europee, hanno convinto persino il Bayern, alle prese con un ricambio generazionale a piccoli gradini. Lo stesso Bayern che affronterà già a fine stagione nella seconda finale consecutiva di DFB Pokal guadagnata a sorpresa proprio ieri sera dal suo Eintracht. ć un mezzo miracolo: per lui la possibilità di convincere sin da subito il pubblico bavarese, indossando ancora le vesti dell'avversario. Prima da sold out. Le qualità che gli vengono maggiormente riconosciute sono quelle di saper sempre mettere in campo una squadra compatta, che sopperisce ai limiti tecnici con la combattività. Con lui molti giocatori slavi hanno conosciuto un'inattesa rinascita, a partire da Rebić, sul quale aveva già puntato da ct. Le sue eccellenti prestazioni con la maglia dell'Eintracht hanno fatto venire i dubbi al suo ct Dalić persino su un intoccabile come Perišić, anche se quest'ultimo proprio all'apice del suo momento peggiore. Ma pure l'attaccante serbo Jović, possessore di una media gol niente male. I primi rumors suggeriscono che Kovač voglia portare con sé in Baviera un connazionale, ed il nome che va per la maggiore è quello di Rakitić. Affascinante, senza dubbio. Ma possibile che un allenatore di tale considerazione da poter approdare in uno dei maggiori club d'Europa alla quarta esperienza complessiva su una panchina possa venir considerato «sottovalutato», come lo ha definito la stampa tedesca in questi giorni? Se avete ancora accanto quei tifosi dell'Hajduk o del Rijeka, beh, questa non ditegliela.