Non è un paese per VAR

28.09.2018 11:45 di Dimitri Conti   Vedi letture
Non è un paese per VAR

Minuto 73 del Veciti Derbi, che in serbo è il Derby Eterno. Il Partizan sta (con)vincendo 1-0 sulla Stella Rossa, ma sta per accadere un episodio che rivoluzionerà totalmente l'andamento della partita, e le percezioni dei protagonisti in ballo. Gli ospiti, che a dir la verità stanno giocando piuttosto male, hanno una chance da calcio d'angolo. Su schema corto dalla bandierina Marin arriva a mettere un cross invitante a centro area: Boakye riesce a sovrastare fisicamente il giovane Markovic e arriva primo all'impatto. L'incornata è buona, anche se non angolatissima: con un riflesso Stojkovic si distende e la toglie dalla porta. Attimi di esitazione, il difensore rinviene e calcia lontano. Se non fosse che l'arbitro, su suggerimento del giudice di linea, ha segnalato il gol. È il putiferio. Sia per le proteste dentro al campo, e sugli spalti, che per gli strascichi successivi. Anche perché a rivedere il replay i dubbi non fanno che aumentare, e il peso pende da una parte all'altra della bilancia a seconda delle prospettive dell'inquadratura. O di quale squadra di Belgrado si faccia il tifo.

Stojkovic, proprio il portiere dei Crno-Beli che dice di aver salvato la sfera ben prima che questa varcasse la linea, è disgustato e ci va giù deciso con le dichiarazioni, annunciando di vergognarsi di essere serbo e di essere pronto a consegnare il suo passaporto. Non la reazione di uno che l'ha presa bene. Già in campo, poi, le proteste erano state significative. Ma è probabilmente quanto venuto poi a destar maggiore curiosità. Sì, perché qualcuno, sulla scia dell'episodio, ha inevitabilmente tirato fuori l'argomento VAR. Una discussione che va avanti ormai da giorni, tanto da sembrare più che un'idea. Ma dall'altro lato della barca c'è anche chi fa notare che probabilmente ci sarebbe da pensare prima alle strutture e ai miglioramenti nell'intero ambiente. Un pensiero condivisibile se, aggiungiamo noi, espresso per latitudini del calcio europee nelle quali non sempre le partite si giocano alla pari, o comunque gli scandali di vario genere, specialmente quelli legati a malaffare e corruzione, sono all'ordine del giorno. Rischia di essere iconica, nell'anacronismo espresso, l'immagine della copertina. Uno sconcertato Pantic che, rivolgendosi al giudice di porta, grida: "Ma l'hai visto? L'hai visto?". L'errore umano nel tempo del calcio ormai sotto il controllo della tecnologia. Qualcuno ha nostalgia di quei momenti?