Primo: non prenderle

31.10.2018 11:10 di Dimitri Conti  articolo letto 32 volte
Primo: non prenderle

"Primo: non prenderle". Comincerebbe quasi certamente così il passo iniziale del Vangelo dell'Hajduk Spalato secondo Zoran Vulic. Costui, e parliamo dell'uomo che vedete nella foto di copertina per chi non ne conoscesse i tratti, è da quasi due mesi il nuovo allenatore della storica squadra croata, alle prese attualmente con un periodo piuttosto complicato. Ed è un eufemismo dire così: corre alla misera media di un punto a partita, dodici in dodici giornate, ed occupa il sesto posto del campionato, in coabitazione con lo Slaven Belupo. Su dieci squadre che compongono il campionato croato. Una situazione non esattamente rosea quindi, soprattutto se parliamo della nemesi storica di una Dinamo che invece non fatica a dominare in lungo e in largo. E dire che sei giornate fa, proprio quando è avvenuto il passaggio di guida tecnica da Kopic a Vulic, l'Hajduk era persino in zona retrocessione. Ma come si è arrivati a questo punto? E soprattutto, che risvolti ha la scelta di affidare la panchina a Vulic?

Spalatino sin dalla nascita, è cresciuto nel vivaio dell'Hajduk ed ha difeso quella maglia sia da calciatore che da allenatore. E quando ci riferiamo a quest'ultima parentesi non ci stiamo riferendo di quella tuttora in corso, bensì alle quattro volte precedenti tra il 1998 e il 2007. Oltre undici anni dopo, è stato richiamato un tecnico vecchio scuola, con una scelta che sembra però ai più in controtendenza rispetto alle inclinazioni mostrate fino ad ora. La società è reduce da una mutazione globale, e alla scorsa finestra di trasferimenti si era affacciata con un nuovo presidente - Huljaj - e un ds in rampa di lancio, conosciuto per i suoi trascorsi da calciatore alle nostre latitudini, quale Bjelanovic. Le scelte sul mercato sono state di stampo tutt'altro che conservatore, e gli orizzonti delle trattative, come da tradizione recente, si sono allargati spesso e volentieri oltre i confini della Croazia. Già dall'estate però si era intuito che non fosse tutto tranquillo, visti gli addii turbolenti a Nizic e Futacs, due elementi chiave delle scorse stagioni e non sostituiti a dovere dai due volti nuovi Mikulic e Ivanovski, arrivati dal mercato. L'allenatore Kopic non è stato in grado di trovare la quadra, ed il tempo, con la preziosa alleanza della pressione di una piazza non facile, si è rapidamente rivoltato contro di lui. 

Al suo posto è stato dunque chiamato un uomo di grande rappresentanza, ma forse in antitesi con il credo perpetrato dagli alti ranghi del club. Il calendario l'ha aiutato a ritrovare il polso, fornendo la possibilità di affrontare le ultime due della classe prima, e i cadetti del Vrapce in coppa. Poi però sono arrivati i match di livello, e lì il bilancio ha già cominciato a piangere. Dai quattro scontri diretti è arrivata la miseria di due punti, grazie ai pareggi interni, di gran rilievo va detto, ottenuti contro Dinamo e Rijeka. Ma sono anche arrivate due sconfitte molto pesanti, se messe in relazione alle avversarie: l'Osijek ha espugnato il Poljud 0-2, mentre la settimana seguente la Lokomotiva ha inflitto lo stesso passivo agli Spalatini tra le mura del Maksimir. E il campionato dell'Hajduk continua ad essere stagnante, quando siamo arrivati però già ad un terzo della competizione e l'obiettivo Europa si fa sempre più lontano ogni domenica che passa. La tattica conservativa adottata da Vulic ha pagato fino a qui solamente in occasioni sporadiche, ma negli incontri di livello è evidente la difficoltà della squadra di Spalato nel trovare la rete. E qui si torna di nuovo alla scelta dell'allenatore. Vulic può essere anche l'uomo che aggiusta la falla nella barca, ma poi per farla andare veloce quanto le altre probabilmente è richiesto l'intervento di uno specialista. E questo rischia di avere un identikit che non corrisponde al suo.