Revanche

12.07.2018 10:00 di Dimitri Conti  articolo letto 78 volte
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Revanche

Già storia, con la possibilità di tramutarla in leggenda. Così si presenta la Croazia all'appuntamento finale di questo cammino a dir poco avventuroso sul sentiero di Russia 2018. Un cammino nel quale il calcio diventa un gioco che dura 120 minuti, non 90. Dove per arrivare in fondo serve un portiere che tra i pali magari non garantirà la massima sicurezza, ma che al contempo si è dimostrato in grado di miracoli quando c'era da sfidare la sorte ai calci di rigore, e che in fondo ci ha messo lo zampino pure con l'Inghilterra, chiedere ad Harry Kane per conferme. Dove si può anche poi non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, perché non è da questi particolari che si giudica un giocatore. Non suonerà nuova, ma fa sempre un certo effetto.

E poi c'è quella questione dell'appuntamento con la storia. Già superato, dato che questa da ieri sera è ufficialmente la Croazia migliore di sempre, almeno nel calcio. L'altro appuntamento con la storia, quello che avevi progettato vent'anni fa. Perché il ciclo aperto nell'estate della grande Croazia ai Mondiali di Francia '98 adesso ha bisogno di un lieto fine, lo chiede il popolo croato. Lo stesso che vent'anni fa vedeva il sognante cammino dei Vatreni fermarsi implacabilmente davanti ai Bleus, voraci padroni di casa che avrebbero successivamente asfaltato un Brasile già alle corde prima del fischio d'inizio, vistosi orfano di un certo Ronaldo. Un'occasione irripetibile, svanita in pochi istanti. Almeno questo è quanto si diceva allora, ed è lo stesso sentimento che ha caratterizzato le conferenze stampa di casa Croazia in queste settimane. "Vi sentite all'ultima chiamata?". Ansia? Paura di non farcela? Se a qualcuno paiono rassicuranti, si faccia avanti...

Comunque vada sarà un successo, potrebbe pensare chi è arrivato fin qui. E invece no. Perché come in tutte le storie di rivoluzione, il popolo ha fame... Lo sanno bene, i francesi. E pretende il compimento della rivincita. La revanche, per dirlo alla maniera d'Oltralpe. Perché i sogni interrotti di vent'anni fa non abbiano una replica rivisitata in chiave moderna. Anche se i fattori verso i quali riuscire a prevalere non sono pochi. Sulla carta, già, la Francia ha un organico superiore in ogni reparto, che dir si voglia. Anche sul discorso della freschezza atletica, non sembra esserci paragone. Alcuni croati hanno finito la partita con la lingua strasciconi, ad esempio, e tra tre giorni si troveranno a dover combattere la potenza muscolare di Pogba, Kanté e soci. Sul piano delle motivazioni, però, la selezione a scacchi potrebbe anche trovare risorse inattese, visto che ha già provveduto sul campo a smentire tutte le precoci sentenze sul "Croazia classica squadra dell'Est che a una certa si disunisce". C'è infine un aspetto stuzzicante, quasi da cabala. La situazione della nazionale che gioca mentre tutt'intorno un sistema si sfalda - cliccate "Mamic" nel motore di ricerca se mancano nozioni - a noi italiani non può che ricordare una situazione già vissuta. Che poi questa sia passata dall'aver battuto la Francia in finale, beh, questi sono dettagli.