Scusate il ritardo

31.08.2018 11:00 di Dimitri Conti  articolo letto 93 volte
Scusate il ritardo

Il titolo dice gran parte del succo, perché in fondo si tratta di trent'anni di vuoto: l'ultima partecipazione della Stella Rossa, o Crvena zvezda per tutti i nostalgici come chi vi scrive, era datata 1992. Quando la forte squadra di Belgrado dovette lasciare il passo all'irresistibile Sampdoria nel gironcino che precedeva la finale. I blucerchiati sarebbero poi stati sconfitti a loro volta: fu il Barcellona ad alzare la Coppa dei Campioni. Dall'anno seguente il format sarebbe però stato rivoluzionato, ma nel frattempo - per rimanere nell'orticello - sarebbe soprattutto scoppiata una serie di guerre nell'allora, e ancora per poco, Jugoslavia. Una discesa inarrestabile, alla quale non può certamente sottrarsi il calcio. Da lì una lenta e faticosa rinascita, ancora lontana da un suo compimento. Ma se è vero quel che dicono, si cresce anche con queste cose. La Stella Rossa è ai gironi, dicevamo, e ci sono una serie di motivi per mantenere alta l'attenzione.

L'eroe dei due mondi
Il soggetto citato nel titolo del paragrafo ha un nome e un cognome. E sono quelli di Milos Degenek. Ciò ci riporta dunque a come e grazie a chi sia maturata questa storica qualificazione della Stella Rossa alla fase a gironi della massima competizione per club. Tanto lungamente attesa, ed arrivata con un insperato uno-due nel giro di poco più di un minuto che ha incredibilmente ribaltato la prospettiva in quel di Salisburgo, luogo divenuto all'improvviso tempio depositario di una fetta di statistica del calcio. Se da una parte si consumava infatti la tragedia sportiva della squadra griffata dalla celebre marca di bibite energizzanti, incapace di superare le fasi di qualificazione alla Champions League negli ultimi undici tentativi - tramutando ogni inizio estate in un incubo per i tifosi, vien da dire - dall'altra si celebrava invece la festa serba. Modellata grazie proprio ad una superba torre di Degenek, insospettabile difensore australiano. Che in realtà la nazionalità australiana l'ha acquisita, dato che con la sua famiglia è dovuto fuggire dalla Serbia e cercare un rifugio vivibile lontano da casa. Molto lontano, dato che la meta è stata l'Australia. Un continente nel quale Milos ha saputo imporsi calcisticamente parlando, tanto da essere un titolare stabile della selezione dei Kangaroos. Quindi il ritorno, per un tocco di testa - il gol è di Ben Nabouhane ma solo per gli archivi - che scriverà il suo nome su alcune longitudini del calcio serbo. Da doverne scappare al ritorno trionfale. Chi non vorrebbe essere in lui, adesso?

Prima il dovere, poi il piacere
A poche ore dalla scrittura dell'indimenticabile verdetto, è però arrivata una notizia tanto attesa e pre-annunciata quanto comunque dolorosa vista con la prospettiva del poi. Nemanja Radonjic è diventato un nuovo attaccante dell'Olympique Marsiglia, non appena il turno preliminare ha scritto "Stella Rossa ai gironi". Che questo potesse forse cambiare la prospettiva di vedute, almeno nel breve termine, potrebbe essere anche plausibile, ma la verità è che di fronte ad un trasferimento di tale portata è utopico credere che una società della dimensione - ma soprattutto con il giro d'affari - della Stella Rossa riesca a trattenere un calciatore per esigenze strettamente sportive. Sembra assurdo, e fa rabbia dirlo, ma è così. Tornando ai fatti nudi e crudi, la verità è che si tratta di un accordo pregresso tra le due società, sul quale sarebbe stato di fatto impensabile provare ad intervenire successivamente. Che poi il sorteggio contro il RB Salisburgo vedesse sfavoriti sulla carta i serbi, pare un'altra evidenza difficile da negare. L'OM ha messo sul piatto una cifra corposa, dalla quale però andranno sottratte le commissioni e una percentuale spettante alla Roma, ancora detentrice di una sua quota da un passaggio nella capitale avvenuto qualche stagione fa, e sul quale - come vi abbiamo raccontato, vedi link in basso - si è discusso anche per questioni di spostamenti poco lineari. Dei 12 spesi, saranno comunque almeno 8 i milioni che dovrebbero arrivare dalle parti di Belgrado. 

L'uomo in più non basta
Dei quali, vista la situazione finanziaria - al solito - piuttosto complessa della società, è impensabile pensare che tutti possano essere reinvestiti sul mercato. Ma dal punto di vista dei tifosi Delije, l'attesa per un nuovo acquisto con il ricavato di questa cessione a peso d'oro è giustificata. Ed anche dalla composizione della rosa attuale, che conta comunque validi elementi. Lo è Milan Borjan, esperto portiere difeso dall'altrettanto lodevole capitano Vujadin Savic, che dovrà sistemare però quei ricorrenti problemi fisici ma imperioso nel gioco aereo quando sta bene. In mezzo al campo poi c'è un uomo d'esperienza, e che ha calcato anche i palcoscenici italiani, quale Nenad Krsticic. E poi c'è anche Jonathan Cafu, esterno brasiliano arrivato in prestito dal Bordeaux. Il vero talento della squadra però, allo stato attuale delle cose e a maggior ragione dopo la partenza di Radonjic, è El Fardou Ben Nabouhane, per i serbi - e per se stesso vista la scritta sul retro della maglia - semplicemente Ben. Attaccante dotato di ottima velocità, è arrivato in estate dall'Olympiacos e sta interpretando alla perfezione il ruolo di centravanti richiesto dal tecnico Milojevic. Sopperendo dunque ad una carenza della squadra in un reparto nel quale ancora Nikola Stojiljkovic, preso con grande fatica dal Braga per rattoppare il vuoto lasciato dalla cessione del capocannoniere Pesic, sta faticando ad imporsi con continuità. In tal senso attenzione a due nome: uno è un cavallo di ritorno, ossia quel Milan Pavkov rientrato dal prestito al Radnicki Nis e confermato con la prima squadra. L'altro è un attaccante giovanissimo che con le giovanili dei bianco-rossi ha bruciato le tappe e segnato valanghe di gol, e la speranza è di poterne parlare sempre più spesso dato le doti interessanti che sta mostrando. Si tratta di Dejan Joveljic. Un nome certamente da segnare... ma chissà che non ci sia già modo di vederlo presto in azione. Ciò che si aspetta Milojevic, con o senza rinforzi, è che il pubblico del caldissimo Marakana possa rivelarsi un fattore positivo, per togliersi qualche soddisfazione interna in un girone obiettivamente fuori portata come quello nel quale sono finiti i serbi. Difficile pensare anche solo ad un terzo posto contro PSG, Liverpool e Napoli. E in tal senso è stata accolta come ulteriore fonte di soddisfazione la notizia arrivata ieri: la UEFA ha ridotto ad una sola giornata la squalifica dello stadio, rendendolo così agibile per tutte le prossime partite della fase a gironi, avendo già scontato il turno della sanzione nell'andata del playoff con il Salisburgo, poi risolto al ritorno nella maniera migliore possibile. Da qui, signori, è tutta discesa.