L'uomo dei due mari. Intervista a tutto tondo con Christian Argurio

18.10.2018 21:00 di Dimitri Conti  articolo letto 181 volte
L'uomo dei due mari. Intervista a tutto tondo con Christian Argurio

Dal Mar Mediterraneo al Mar Adriatico, come un'unica ideale nuotata. Questa è la strada che separa l'uomo dei due mari, Christian Argurio, dalle sue case. Una è la Messina nella quale è nato, l’altra è la Croazia, sua seconda casa acquisita tanto da non escludere di poterci andare a vivere una volta archiviata la carriera. Oggi però fa il direttore sportivo del Catania, e nel passato ha stretto contatti forti con il mondo del calcio slavo. In particolare, appunto, con la terra croata. "Assieme al calcio britannico la mia più grande passione. Seguo settimanalmente i campionati e parliamo di un rapporto che nasce da quella che era ancora la Jugoslavia. L'ho vista giocare e disgregarsi, e sono sempre stato guidato dalle parole di Pelé". Il fenomenale verde-oro ha dato l'iconica etichetta di brasiliani d'Europa agli jugoslavi. "Vogliono batterti con il gesto tecnico, con la giocata, il numero. Non gli basta vincere 1-0 su rigore, per dire". Poi c'è anche la vita vissuta, che l'ha portato ad una frequentazione stabile di certe zone: "Dopo i fantastici periodi trascorsi a Bari e a Udine non ho lavorato per un annetto circa a causa di motivi personali. Ma ho avuto modo di essere ospite di amici ex-calciatori tra Lubiana e Zagabria. Lì ho visto tante partite, soprattutto quelle a livello giovanile. Volevo vivere più intensamente quelle zone e così è stato". Un'esperienza che gli riempirà il taccuino con i nomi dei migliori calciatori croati attuali: da Pjaca a Caleta-Car, passando per Brozovic, Vrsaljko e Kramaric. Tutti in tempi non sospetti e successivamente oggetti di rapporti dettagliatissimi nelle seguenti avventure da scout internazionale per Catania e Juventus: "Li ho visti crescere praticamente". Quelli di oggi, ovviamente, sono top secret. Pjaca il bianconero poi però ha finito per vestirlo davvero: "Questo infortunio purtroppo l'ha fermato proprio nel momento in cui stava per esplodere. Aveva appena segnato al Porto, era in fiducia... Se a Firenze gli daranno il tempo giusto potrà diventare un giocatore decisivo".

Rapidamente entriamo nell'argomento Catania. La stretta attualità che - lasciando perdere per un momento le vicissitudini extra-campo - parla di una squadra, quella etnea, nella quale la presenza slava è tangibile, eccome. "In C è più difficile far arrivare i giovani, attrarli, anche se per fortuna la piazza ancora adesso ha un grandissimo appeal. In squadra abbiamo Brodic davanti, che è il giocatore più giovane ad aver esordito in prima squadra nella storia della Dinamo Zagabria. Quando l'abbiamo preso era un po' giù, veniva da tanti prestiti lontano dal Bruges. Probabilmente il Belgio non è neppure il top per la mentalità croata. Poi abbiamo Lovric e Barisic che ho portato entrambi a Catania già nel 2012: il primo fece annate straordinarie con la Primavera, poi però ha perso tre anni per problemi ad entrambi i crociati. Quest'anno mister Sottil ci punta: è il nostro difensore giovane. Barisic invece è un finto sloveno: di fatto è un croato, visto che i suoi genitori lo sono entrambi. Come il suo connazionale Jelenic negli anni ha imparato a giocare da quinto di centrocampo. In più abbiamo un 2000 di grandissima prospettiva come Mujkic, bosniaco". Il passato recente propone invece altre scommesse, non tutte vinte. Una di queste è Bruno Petkovic, persosi nel calcio dello Stivale: "Siamo rimasti letteralmente folgorati dal suo talento ma ha sempre avuto un carattere particolare. Il Catania aveva visto bene su di lui, e ci ha creduto seppur non abbia giocato tantissimo. Ora è di nuovo alla Dinamo, in prestito, ma potrebbe persino tornare al Bologna se dovesse maturare. Ha 24 anni e non è più un ragazzino, però se diventerà uomo credo che potrà esprimere il suo immenso talento".

Il fattore mentale, d'altronde, è fondamentale. Prosegue Argurio: "Tra i vari popoli slavi ci sono differenze enormi. Io ho conosciuto molto bene croati e sloveni, e sono davvero diversi tra di loro. Se anticipi troppo i tempi con un croato lo togli dal suo calcio, lo metti in difficoltà. Ma non è un concetto così universale: già nella stessa Croazia tutto cambia. Chi cresce a Zagabria non ha assolutamente gli stessi tratti di chi cresce a Spalato. Gli sloveni invece hanno una mentalità più da nord-est, austriaca, e tendono ad adattarsi meglio a nuove situazioni o nuovi ruoli". Un nome ci viene calzante, a far da esempio: Ante Coric. "Che prospettive questo... Per la Roma forse non è ancora il momento adatto, anche se Monchi avrà già sicuramente in testa gli step più adatti per lui. Non voglio dargli consigli, sia chiaro, ed anzi è uno dei direttori cui mi ispiro, che stimo e vorrei conoscere, ma una cosa gliela voglio dire: per un croato non essere utilizzato, rimanere parcheggiato fuori, non è il massimo. Sono abituati ad essere lanciati già da giovanissimi, e vivono male questa cosa. Deve giocare".

Si finisce ben presto, con la mente e con le parole, nelle lande croate. Dove il campionato, negli ultimi anni, ha visto una sola dominatrice: la Dinamo. "Da quelle parti la voglia di vincere non è mai mancata". A mancare, semmai, qualcuno che riuscisse a dare un po' di noia. Con l'unica eccezione del Rijeka nel 2016/17: "Ora stanno avendo una classica crisi di rigetto, forse gli si è annebbiata un po' la vista. Bisogna capire che certe annate come quella a volte sono uniche". Adesso ripartiranno con Biscan: "Lui può essere l'allenatore giusto: è una scelta che condivido anche se ciò che conta più di ogni altra cosa è dare forza all'idea di rinascita. Il rimettersi in gioco con la massima umiltà scordandosi il passato. Una cosa del genere penso che sarebbe fondamentale anche per l'Hajduk". Già, l'Hajduk Spalato: "Hanno una grande storia, e parliamo di una vera e propria miniera d'oro del calcio. Troveranno la soluzione a questi anni negativi, c'è tutto perché accada: una città splendida, tifoseria e storia importanti. Per capirsi è un po' la Napoli della Croazia. Forse è mancata un po' di pazienza, anche se la squadra ha comunque sfornato tanti talenti in questi anni e ne ha ancora inespressi in rosa. Servirebbe un vestito fatto su misura, che tenga forza all'identità croata del club e che dia senso di programmazione. Sono convinto che i risultati torneranno: Sasa (il ds Bjelanovic, ndr) poi è un amico, una brava persona oltre che competente e professionale. Questi potrebbero essere gli anni giusti: con la crisi istituzionale che regna in casa Dinamo si sono un po' allargate le maglie del calcio croato". Una curiosità, a quel punto, bussa: come prendere le parole di De Laurentiis sulla possibile acquisizione dell'Hajduk? "Non è per ADL in particolare, ma non vedo proprio un investitore straniero riuscire a rilevare l'Hajduk. L'impronta nazionalistica è molto forte lì. Certamente, se ha avuto questa idea, è stato intelligente".

Le ultime riflessioni di Argurio vertono inesorabilmente sul momento della nazionale, una Croazia che tanto bene ha fatto negli ultimi Mondiali, raggiungendo il miglior risultato della sua storia con la medaglia d'argento, quanto male ha approcciato la già compromessa Nations League: "Forse questa è cominciata troppo presto: non era facile ritrovare subito la stessa fame, e si è visto. Credo che la HNS non debba appoggiarsi troppo alla generazione attuale perché prima o poi smetteranno anche i vari Rakitic, Modric e compagnia. Le prime assenze già si stanno facendo sentire, vedi Mandzukic, e in tal senso credo che una riappacificazione con Kalinic in ottica di un suo ritorno non sia che una cosa buona. Per ripartire servirà un gran lavoro di scouting e capire che ci sono tantissimi croati che vivono attualmente in giro per l'Europa. Questo è un punto a loro vantaggio. Per intenderci: gli emigrati italiani ormai sono di un tempo troppo lontano, ma quelli croati sono dei '90. E poi tanto lavoro sulle squadre giovanili: l'U17, l'U19... Ma prima che smettano i campioni attuali! Altrimenti rischierebbe di diventare troppo tardi. Questa generazione può fare ancora un buon Europeo, però". E l'icona di questa Croazia è senz'altro Luka Modric, in corsa per il Pallone d'Oro: "Lo merita. Non è uno normale, fa le cose difficili e te le fa sembrare come le più facili del mondo. Ti fa riconciliare con la bellezza del calcio, e nel suo gol contro l'Argentina c'è la concezione della superiorità tecnica slava. Non basta avere la meglio: ci vuole il colpo ad effetto. È nadmudrivanje suparnika".