Fantasie balcaniche - Jugoslavia a Euro2016

10.05.2017 08:05 di Dimitri Conti  articolo letto 14 volte
Fantasie balcaniche - Jugoslavia a Euro2016

Articolo pubblicato sul blog Gol Fantasma? in data 2/6/2016 con il titolo "Un'epopea jugoslava"

 Immaginatevi che nel 1992 non sia successo nulla. Bosnia, Croazia, Macedonia, Montenegro, Slovenia e Serbia coesistono ancora, tra un attrito e l'altro, nella federazione degli slavi del Sud: la Jugoslavia. Anacronismi storico-sociali a parte, per una parte piuttosto nostalgica e sentimentale di pubblico calcistico è sempre un esperimento affascinante provare ad immaginarsi il potenziale che avrebbe un'eventuale nazionale jugoslava. Tra l'altro trattasi prevalentemente di un'operazione fascinosamente nostalgica: la Jugoslavia sul campo internazionale non ha mai vinto niente, ottenendo come risultati nella sua oltre settantennale storia due secondi posti all'Europeo (1960 e 1968) e un terzo posto nell'ormai lontanissimo Mondiale del 1930, il primo mai disputato e vinto dall'Uruguay, nazione che ospitava la manifestazione. Ad essere voler precisi in realtà si giocò nella sola Montevideo, ma questa è un'altra storia. Il discorso è che la nazionale jugoslava non avrebbe mai potuto essere vincente, soprattutto a causa delle pesantissime divisioni interne, e suscita quindi nello spettatore quell'irresistibile senso d'attrazione tipico di chi ha la classe, lo spunto, l'estro, ma non riesce ad uscire dal proprio guscio d'incompiutezza. Un'eterna incompiuta, appunto, ma capace di bagliori accecanti nelle sue migliori giornate.

La spedizione dovrebbe essere studiata nei minimi dettagli. Per non venire meno ad una delle due grandi aree predominanti della federazione, Croazia e Serbia, la scelta federale ricade non su un singolo commissario tecnico, ma su un'accoppiata tutto pepe: al timone della nave ci sono i comandanti Zvonimir Boban e Siniša Mihajlovic. Via i vecchi rancori, per la pacificazione. Tutt'intorno uno staff tecnico suddiviso equamente tra Bosnia, Macedonia, Montenegro (che in realtà è diventato autonomo successivamente alla divisione, ma prendiamo tutto per buono in questa ucronia) e Slovenia. Si cerca la massima trasparenza, di non scontentare nessuno. Ovviamente ci deve essere la rappresentanza di almeno un atleta per ogni nazione. I due tecnici, mossi da un inusuale spirito di collaborazione serbo-croata, passano notti insonni a cercare il punto d'arrivo, a spulciare i nomi, a cercare l'approccio mirato ai giusti giocatori. A questo punto arriva la parte più delicata, il momento clou: le convocazioni per l'Europeo. Andiamo quindi a vedere su chi potrebbero ricadere le scelte dei due commissari tecnici per la rappresentativa jugoslava pronta a volare in Francia a giocarsi le proprie carte per Euro 2016.

I due commissari tecnici indicono un lungo stage preparatorio piuttosto allargato, per poter valutare al meglio ogni singolo dettaglio. Nell'ordine, ecco le chiamate alle armi. Per la porta i convocati sono quattro, ma quasi per formalità: è chiaro quasi da subito che il titolare sarà lo sloveno Samir Handanovič (Inter), insidiato dal finalista di Champions e connazionale Jan Oblak (Atletico Madrid), con Asmir Begovic, (Chelsea) dalla Bosnia e il croato Danijel Subašic (Monaco) a giocarsi il ruolo di terzo. Per quanto riguarda la linea difensiva, allo stage sono chiamati rispettivamente: dalla Bosnia il poliedrico Senad Lulic (Lazio), il terzino sinistro Sead Kolašinac (Schalke 04) e il polivalente Ervin Zukanovic (da gennaio alla Roma); una schiera croata comprendente i difensori centrali Vedran Corluka (Lokomotiv Mosca), Dejan Lovren (Liverpool) e Domagoj Vida (Dinamo Kiev), affiancati da Tin Jedvaj (Bayer Leverkusen), capace di disimpegnarsi in tutti i ruoli della difesa, e dai terzini destri Darijo Srna (Shaktar Donetsk), leggenda del club ucraino, nel quale milita da tredici anni e Šime Vrsaljko (Sassuolo), giovane rivelazione del nostro calcio con gli occhi di mezza Europa puntati addosso, e il terzino sinistro Ivan Strinic (Napoli) seppur abbia avuto poco minutaggio stagionale; il montenegrino ed ex Fiorentina Stefan Savic (Atletico Madrid); e per la Serbia centrali quali l'uomo mercato Nikola Maksimovic (Torino), un talento precoce quanto sfortunato come Matija Nastasic (Schalke 04), Neven Subotic (Borussia Dortmund), il quale soffre i soliti, recenti problemi fisici, e il guerriero di Siniša, Nenad Tomovic (Fiorentina), con loro i terzini destri Dušan Basta (Lazio) e Branislav Ivanovic (Chelsea), all'occorrenza anche centrale, mentre a sinistra c'è il potente laterale mancino Aleksandar Kolarov (Manchester City).

A centrocampo - e non a caso è stata l'unica tra tutte le jugoslave a qualificarsi a Euro 2016 - è un dominio vero e proprio della Croazia, che porta ben sette atleti sui sedici centrocampisti selezionati: la regia di Milan Badelj (Fiorentina), le giocate di Marcelo Brozovic (Inter), due giocatori che non hanno bisogno di presentazioni quali Luka Modric (Real Madrid) e Ivan Rakitic (Barçelona), avversari di numerosi clàsicos, ma amici da sempre, più due probabili futuri avversari di numerosi clàsicos quali il classe '96 Alen Halilovic (la scorsa stagione in prestito allo Sporting Gijón, ma di proprietà del Barça) e il '94 ex Inter e in cerca di affermazione Mateo Kovačic (Real Madrid), senza dimenticare la corsa inarrestabile di Ivan Perišic (Inter)... la Croazia ha una schiera di centrocampisti di tutto rispetto già di suo. Miha tira la baracca anche dalla parte della Serbia, chiamando la diga Nemanja Matic (Chelsea), l'esterno da tutti dato come predestinato Lazar Markovic (in prestito al Fenerbahçe dal Liverpool), Sergej Milinkovic-Savic (Lazio), fresco di prima - e subito complicata - stagione italiana, e in proiezione offensiva i mancini fatati, e fatali, di Dušan Tadic (Southampton) e Zoran Tošic (CSKA Mosca). Anche la Bosnia ha rappresentanti di livello, pochi ma buoni: la stella capitolina Miralem Pjanic (Roma) con le sue punizioni letali e il regista davanti alla difesa, nativo di Berlino nel '92, Muhamed Bešic (Everton). Chiudono la rassegna della linea mediana i due centrocampisti offensivi sloveni: Kevin Kampl (Bayer Leverkusen) e il più sostituito dell'ultima Serie A, ossia Valter Birsa (Chievo). È arrivato quindi il momento degli attaccanti. Undici i giocatori selezionati, con una rappresentanza di maggioranza equamente suddivisa tra Croazia e Serbia, le quali contano tre atleti ciascuna: tra i croati troviamo Nikola Kalinic (Fiorentina), boom dell'attacco gigliato nella prima parte di stagione, Andrej Kramaric (appena trasferitosi definitivamente all'Hoffenheim, dopo esserci arrivato in prestito a gennaio dai futuri campioni d'Inghilterra del Leicester), e l'ariete bianconero Mario Mandžukic (Juventus). Sul versante serbo le convocazioni invece riguardano Filip Đordjevic (Lazio), reduce da una stagione nera sua e della Lazio, Adem Ljajic (Inter, ma destinato a non rimanerci) e l'altro grande centravanti serbo che quest'anno ha deluso, seppur rimanga comunque un classe '94 Aleksandar Mitrovic (Newcastle). Due gli attaccanti bosniaci selezionati: Edin Džeko (Roma), la più deludente tra le grandi stelle attese dalla scorsa Serie A, e la vecchia volpe Vedad Ibiševic (Hertha Berlino), stabilitosi ormai in pianta stabile in Germania da oltre dieci anni. Quindi è la volta dei montenegrini Stevan Jovetic (Inter) e Mirko Vučinic (Al-Jazira), uscito un po' dal calcio che conta. Chiudono la fila Josip Iličič (Fiorentina) dalla Slovenia e l'unico rappresentante della Macedonia, l'esperto Goran Pandev (Genoa). Questa carrellata dovrebbe di per sé far capire le potenzialità enormi che avrebbe avuto la Jugoslavia al giorno d'oggi.

Arriva il momento delle convocazioni, quel punto di non ritorno che stabilisce chi sono i 23 che partirebbero per l'ipotetica spedizione francese della Jugoslavia. Ecco la lista definitiva:

PORTIERI: Asmir Begovic (Chelsea); Samir Handanovič (Inter); Jan Oblak (Atletico Madrid).
DIFENSORI: Branislav Ivanovic (Chelsea); Aleksandar Kolarov (Manchester City); Dejan Lovren (Liverpool); Senad Lulic (Lazio); Stefan Savic (Atletico Madrid); Darijo Srna (Shaktar Donetsk); Šime Vrsaljko (Sassuolo).
CENTROCAMPISTI: Milan Badelj (Fiorentina); Mateo Kovačic (Real Madrid); Nemanja Matic (Chelsea); Luka Modric (Real Madrid); Ivan Perišic (Inter); Miralem Pjanic (Roma); Ivan Rakitic (Barçelona); Dušan Tadic (Southampton).
ATTACCANTI: Edin Džeko (Roma); Stevan Jovetic (Inter); Nikola Kalinic (Fiorentina); Mario Mandžukic (Juventus); Goran Pandev (Genoa).

Qualche esclusione di lusso c'è stata. Tra gli estremi difensori, nonostante il suo ruolo di secondo al Chelsea, Begovic ha vinto il ballottaggio con Subašic, al quale non è bastato il suo status di titolare tra i pali dei monegaschi. In difesa i due serbi Nastasic e Subotic pagano la condizione fisica pessima avuta in questa stagione con la mancata convocazione, mentre Lulic, grazie alla sua duttilità tattica e alla sua capacità di interpretare al meglio una vasta gamma di ruoli, si guadagna un posticino a discapito di giocatori più quotati, o reduci comunque da esperienze stagionali migliori. Nel mezzo la qualità abbonda, e in molti, dati alla vigilia come papabili, sono stati costretti a farne le spese. Si vedano ad esempio i baby talenti Brozovic, Milinkovic-Savic e Markovic, tagliato fuori anche dalla sua difficile collocazione tattica, e candidati preventivabili come Tošic, o Kampl. Anche in attacco ci sono state esclusioni eccellenti: la regola di avere almeno un rappresentante per squadra costa cara a Iličič e Ljajic, che si vedono esclusi in favore di Pandev, sicuramente meno efficace di qualsiasi dei due, in questo momento storico-calcistico. Ma è una convocazione obbligata in quanto unico rappresentante plausibile per la Macedonia. Passiamo alla formazione: lo schieramento scelto dalla strana coppia Boban - Mihajlovic è un 4-3-1-2, dalla conformazione fluida e mutevole a seconda delle situazioni di gioco. Tra i pali la sicurezza Handanovič, e davanti a lui una linea a quattro dove arrivano già le prime sorprese: sulla destra viene preferita la spinta propulsiva del giovane Vrsaljko, con Ivanovic riportato a fare il centrale di destra come ad inizio carriera, a formare la coppia nel mezzo con Lovren, terzino sinistro Kolarov, utile anche su situazione di calci piazzati. Davanti alla difesa Matic a schermare le trame offensive, con una coppia di mezzali da urlo: Modric e Rakitic. A coronare il tutto le geometrie di Pjanic, nel tentativo di far male sui calci piazzati e trovare tra le linee avversarie Jovetic, che ha il compito di trasformare in oro gli spazi aperti dai movimenti del centravanti Mandžukic. La fluidità dello schieramento permette di abbassare Matic sulla linea difensiva e alzare il raggio d'azione dei due terzini, che andrebbero così, con la contemporanea scalata di Pjanic a regista, a formare un centrocampo a 5... questi devono essere stati i tanti anni in Italia. La formazione titolare di questa Jugoslavia farebbe paura a molti. Sono poche le selezioni nazionali che possono contare su una copertura così completa di ogni ruolo nel campo, più una vastissima scelta di ricambi validi. Ma se dovessi immaginare un finale a questo articolo, andrebbe più o meno così: il giorno dopo le convocazioni ufficiali della federazione jugoslava si scatena una vera e propria guerra mediatica tra le varie fazioni. La stampa serba si scatena con titoli folkloristici, uno più variopinto dell'altro... «Il secondo calcio di Boban alla Jugoslavia», oppure «Sono tutti croati!». Dalla Croazia arrivano risposte piuttosto perentorie: «[...] ed è incredibile come il sergente serbo sia riuscito a convincere uno come Boban a portarsi dietro quella zavorra di suoi connazionali, i quali offuscano il contributo della Croazia alla realizzazione di un sogno collettivo. Quando capiranno che il motore siamo noi?» afferma uno dei più famosi giornalisti sportivi croati. È un tutti contro tutti. La TV di stato macedone propone un'intervista-sfogo di Pandev, nel corso della quale l'attaccante si lamenta del trattamento ricevuto nel corso della preparazione, con Mihajlovic che gli avrebbe addirittura detto di essere lì «solo per quella stupida regola del cazzo, e che il campo non l'avrei visto... Mi ha detto di stare a casa, che la Jugoslavia era come se partisse in 22». Anche dalla Slovenia arrivano polemiche per l'esclusione last minute di Iličič a favore di Kalinic, «affari di famiglia con Boban» li chiamano loro. Solo in Montenegro sono rimasti soddisfatti, seppur non si faccia nulla per nascondere la nostalgia che avrebbe suscitato un'ultima chiamata di Vučinic ad una grande competizione. Insomma, la Jugoslavia andrebbe così all'Europeo di Francia... già mutilata prima della linea di partenza, ma con la capacità di mettere sotto chiunque. Gli slavi sono sempre stati un popolo orgoglioso.