Mega League. Pro e contro di una rivoluzione tra Balcani e Caucaso

29.11.2017 09:30 di Dimitri Conti   Vedi letture
Mega League. Pro e contro di una rivoluzione tra Balcani e Caucaso

Nell'Europa dell'Est è in cantiere una rivoluzione che si chiama Mega League. I pro e i contro visti dal punto di vista delle nazioni ex jugoslave.

Dietro al "We can make it happen!" c'è un progetto scrupoloso, minuzioso, studiato dalla mente del bulgaro Rumen Vatkov. Il motto citato è quello della Mega League, progetto di una superlega dell'Est Europa in tentativo di esecuzione. Ancor più forte il "We can change football forever" che si staglia a caratteri cubitali nell'homepage del sito di riferimento, consultabile qui. Poco più in basso vengono posti problema e soluzione: le squadre dell'Est Europa non hanno abbastanza risorse finanziarie per tener testa ai colossi del resto d'Europa? Allora unifichiamo le leghe. Diciassette paesi coinvolti per un'idea rivoluzionaria. Tutti quelli membri dell'ex Jugoslavia sono coinvolti nel progetto, assieme agli stati balcanici e caucasici: Romania, Grecia, Israele, Bulgaria, Albania, Cipro, Moldavia, Georgia, Azerbaigian e Armenia. Parliamo di più di 90 milioni di persone coinvolte.

La Mega League sarebbe progettata su due livelli: Mega League 1 e Mega League 2, come prima e seconda divisione. Le squadre coinvolte sarebbero quarantadue, venti nella prima e ventidue nella seconda, un po' come avviene in Italia, esempio non a caso citato nella descrizione delle due leghe, anche dal punto di vista di promozioni e retrocessioni: scendono dalla League 1, e salgono dalla League 2, le migliori tre, mentre dalla League 2 ne scendono ben cinque a stagione. Saranno rimpiazzate, dopo una sorta di playoff, dalle migliori cinque delle migliori quaranta squadre rimanenti nei rispettivi campionati nazionali, che faranno così da macro-terzo livello. La composizione di partenza della Mega League 1 è già stata definita e resa nota, mentre mancano ancora delle squadre in cadetteria.

MEGA LEAGUE 1: FCSB, Dinamo Bucarest, Universitatea Craiova (Romania); Olympiacos, Panathinaikos (Grecia); Maccabi Tel-Aviv, Maccabi Haifa (Israele); Crvena Zvezda, Partizan (Serbia); Levski, CSKA Sofia (Bulgaria), Dinamo, Hajduk (Croazia); FK Sarajevo, Željezničar (Bosnia); Olimpija Ljubljana, Maribor (Slovenia); APOEL, Omonia (Cipro); Vardar (Macedonia).

MEGA LEAGUE 2: Rapid Bucarest, Petrolul Ploiesti, Universitatea Cluj, CFR Cluj (Romania); PAOK, AEK (Grecia); Hapoel Tel-Aviv, Beitar Jerusalem (Israele); Vojvodina, Radnički Niš (Serbia); Botev Plovdiv (Bulgaria); Rijeka (Croazia); Neftçi Baku (Azerbaigian); Tirana (Albania); Dinamo Tbilisi (Georgia); Ararat (Armenia); Zimbru Chisinau (Moldavia); Prishtina (Kosovo); Buducnost  Podgorica (Montenegro).

Come i più attenti avranno notato mancano tre squadre nella League 2: sono ancora posti da assegnare. E arriveranno una dalla Bulgaria, l'altra dall'Azerbaigian e l'ultima dall'Albania. Tra le novità positive che scattano in testa di primo impatto c'è sicuramente l'accentramento delle forze dell'Est Europa, terra ricca di talento ma incapace di reggere il passo da sé, e soprattutto l'aumento di competitività nell'area. Da anni ormai in Serbia il campionato se lo dividono puntualmente Partizan e Crvena Zvezda, mentre in Croazia abbiamo assistito al dominio pluridecennale della Dinamo, interrotta solo l'anno scorso dall'impresa del Rijeka (ve l'abbiamo raccontata, è qui), ma che sembra già destinata, visti i risultati di questa stagione, ad essere un unicum. Dal punto di vista dei paesi slavi però la composizione può sembrare abbastanza scarna. La Romania è stata idealizzata come stato dominante, a livello di storia calcistica e di popolarità - i criteri ufficiali per la composizione - rispetto agli altri: aspetto piuttosto opinabile, se soppesato alle dinamiche attuali. Sorprende il fatto che la Croazia, l'unica di tutte queste nazioni ad essersi qualificata ai prossimi Mondiali assieme alla Serbia, abbia solamente tre posti totali tra le due divisioni - appena uno in più per le serbe - a dispetto delle addirittura sette squadre rumene. Così come vedere l'Omonia in League 1 a discapito di squadre come AEK e Rijeka. La Grecia, delle selezioni non qualificate al Mondiale è l'unica, tra quelle coinvolte nel progetto, che almeno ci è andata vicina, perdendo ai playoff proprio contro la Croazia. Eppure anch'essa gode di appena quattro posti in totale.

Questione economica e politica, certamente: Serbia e Grecia, nel calcio ma non solo, sono in ginocchio e la federazione croata sta passando un pessimo momento, dato che il meccanismo messo in piede dal padre padrone Mamic sta cedendo sotto i colpi dei giudici. Normale trovare meno autorità e peso in una trattativa che abbraccia un contesto così allargato. Per dovere di cronaca è però necessario precisare che l'assetto di League 1 e League 2 è solamente momentaneo, dato che le varie promozioni e retrocessioni darebbero via ad un mutare naturale di nazioni rappresentate nella dua lega: aspetto che aggiunge un pizzico di sale in più. Di fatto la Romania dovrebbe dimostrare sul campo di meritare tutti quei posti. C'è un club per il quale questa innovazione rischierebbe di essere letale, ed è l'Osijek. La squadra croata, che quest'anno ha sfiorato l'accesso alla fase a gironi di Europa League, mira in grande e il suo presidente ha dichiarato di ambire a vincere presto il titolo nazionale. Beh, nella Mega League l'Osijek rimarrebbe a disputarlo, il campionato nazionale e dovrebbe così lottare per poter accedere alla League 2. Un ridimensionamento non da poco. Una domanda, in chiusura, sorge però spontanea: sono state valutate le tensioni sociali e le acredini storiche tra tifoserie? In fondo sono accoppiati tra League 1 e 2 paesi caldi, o meglio infuocati, di tradizione. Probabilmente sì, ma i dubbi restano. Così come quelli sull'eccessiva distanza di alcune trasferte, in un calendario che avrebbe la cadenza di quelli dei massimi campionati. Non per Mega League, che ha come obiettivo quello di far partire il tutto nella stagione 2019/20. Restano però da capire le posizioni di FIFA e UEFA in merito a un progetto tra utopia e rivoluzione.